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 L'antisemitismo a chi giova?

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AutoreMessaggio
angelonero
Andiamo gia Meglio
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MessaggioTitolo: L'antisemitismo a chi giova?   Dom Mar 28, 2010 10:02 pm

Un gran bel articolo di Blondet da leggere assolutamente:

Il vice-presidente americano Joe
Biden atterra in Israele, e il presidente Shimon Peres gli chiede
subito di «espellere l’Iran dall’ONU». Contestualmente, Netanyahu gli
annuncia che sta per creare altri 1.600 appartamenti illegali per soli
ebrei a Gerusalemme Est: uno schiaffo in più alla implorante richiesta
dell’amministrazione Obama di congelare (almeno temporaneamente)
l’occupazione di terre che, in un futuro processo di pace, dovrebbero
restare palestinesi.

Ma qui l’insulto non è solo ad un governo pietosamente ridicolo, che
probabilmente non sarà riconfermato alle prossime elezioni. E’
un’umiliazione inflitta deliberatamente agli Stati Uniti d’America in
quanto tali, l’alleato supremo di Israele. Ma invano si cerca una
qualche reazione sui «grandi» media americani, per non parlare di quelli
europei, una protesta, un altolà. Solo una cronachetta, in cui si dice
che Joe Biden «condanna» gli insediamenti nuovi, e «assicura» Israele
che sarà al suo fianco fino all’estremo contro l’Iran.

Nessuna voce che cerchi di spiegare che gli israeliani hanno dimostrato
da anni di non volere alcun accordo coi palestinesi, e di volere invece –
semplicemente – cacciarli via dalla Terrasanta, tutti, fino all’ultimo.
Tutti accettano la versione autorizzata per simili comportamenti
criminali – che Israele è in angoscia «per la sua stessa esistenza» – e
nessuno che riveli alle opinioni pubbliche il vero motivo di questa
arroganza delirante, di questo rifiuto di cedere un millimetro, e di
riconoscere un qualunque diritto agli altri esseri umani: e il motivo è
che Israele si vive in questa fase storica come il popolo-dio, a cui
tutto è dovuto, a cui tutto è permesso.

Il solo a farlo è Gilad Atzmon, il grande ebreo che è uscito da Israele
per diventare britannico. Lo fà in uno dei suoi articoli, che intitola: «Dalla terra promessa al pianeta promesso» ,
e che è fatto solo di foto. Queste:












Gilad Atzmon, senza parole, sta dicendo quel che tutti devono aver
capito: che quanti più capi di Stato, Papi e governanti si prosternano a
Israele, condonano le sue azioni, moltiplicano segnali di amicizia e
sottomissione, tanto meno Israele si placa. I suoi atti compiuti
diventano sempre più oltraggiosi, le umiliazioni che infligge sempre più
arroganti. Ciò perchè Israele interpreta questi omaggi e sottomissioni
come la «fine del tempo dei gentili» e l’inizio del suo regno
messianico, come il sempre più imminente trionfo del popolo-dio.

E l’appetito di un dio non conosce confini. Ormai non si contenta più di
occupare la terra promessa totalmente, sterminando ed espellendo chi la
abita da secoli. Ha ragione Atzmon: ormai, il dio pretende il mondo per
sè. Per sè solo.

Sì, perchè essi leggono nella Torah la promessa di Geremia (30, 10-11 e
46, 28): «Non temere Giacobbe servo mio, perchè io sono con te. Sì,
sterminerò tutte le nazioni in cui ti ho fatto disperdere».

E’ esattamente questo il problema politico più tragico e centrale del
nostro tempo, di cui occorre prendere coscienza: questi vivono nel
delirio messianico, e – armati di 2-300 testate nucleari – vedono il
loro trionfo come sterminio delle «nazioni». Sono, oggi, il popolo più
pericoloso del mondo.

A dirlo non siamo noi. Lo ha scritto Adiel Schremer, docente ebreo della
Bar Illan University, nel suo saggio «Escathology, Violence and
Suicide
» del 2002 , a pagina 4:






Adiel Schremer





«La costruzione della redenzione escatologica in termini di totale
eradicazione delle nazioni, o almeno in congiunzione con tale
aspettativa, ha la capacità di creare personalità violente... Perchè se
si spera nella imminente redenzione di Dio, e si è ispirati dall’idea di
una vittoria totale sui nemici di Israele come parte essenziale della
redenzione, le tendenze violente (...) sono coltivate e favorite».






Israel Yacob Yuval





Lo conferma un altro studioso ebreo, Israel Yacob Yuval, nel suo volume
«Two Nations in Your Womb» (Due nazioni nel tuo ventre», University of
California Press, 2006), citando preghiere ebraiche medievali che
«dimostrano l’abisso di ostilità ed odio nutrito dagli ebrei medievali
contro i cristiani. Non solo odio, ma l’invocazione a Dio di uccidere
indiscriminatamente e senza limiti i gentili, insieme a vivide
descrizioni degli orrori previsti e promessi contro i gentili:
“inghiottiscili, colpiscili, impiccali, falli sanguinare, schiacciali,
maledicili,... falli a pezzi, distruggili”».

Un materiale abbondantissimo è quello che raccoglie Yuval, che dimostra
(parole sue) «che abbiamo qui a che fare con una ideologia religiosa
complessiva che vede la vendetta come elemento centrale della dottrina
messianica». http://desip.igc.org/holo_lysson.html

Nessuna ulteriore prosternazione di Papi e capi di Stato, nessuna
compiacenza e complicità nei loro delitti li può ammansire. Nelle scuole
israeliane, si continua ad insegnare agli scolari la canzone «Ha’olam
Ku’lo heg’denu», che significa letteralmente «Il mondo intero è contro
di noi».

Ogni manifestazione di amicizia, sottomissione e offerta viene sentita
da loro come un pericolo.






Nahum Goldman





Nel 1958 Nahum Goldman, rabbino e allora presidente del Congresso
Ebraico Mondiale, si lagnò: «L’attuale scomparsa dell’aperto
antisemitismo può costituire un pericolo per la sopravvivenza di
Israele». Leonard Fein, editore e direttore della rivista
(ebraico.americana) Moment, parlando davanti alla Conference of Jewish
Communal Service nel 1980 disse: «Per quanto ci preoccupino i danni che
ci infliggevano un tempo i nostri nemici, oggi siamo ancor più
preoccupati della maledizione dell’amicizia che incontriamo».

La maledizione dell’amicizia.

Come ha scritto Hannah Arendt in «The Origins of Totalitarianism»
(1973), «l’eterno antisemitismo rappresenta una eterna garanzia per
l’esistenza di Israele. Questa superstizione è una maschera
secolarizzata dell’idea di eternità inerente in una fede (che consiste)
nell’essere eletti».






Martin Van Creveld





L’amicizia dei goym è un pericolo. Ciò spiega le note parole di Martin
Van Creveld, docente di storia militare alla Università Ebraica di
Gerusalemme: «Possediamo centinaia di testate atomiche e posiamo
lanciarle su bersagli in ogni direzione: anche Roma, anche la maggior
parte delle capitali europei sono bersagli delle nostre forze armate».
Van Creveld ha detto chiaro quel che tutti dovrebbero ormai aver capito:
«I palestinesi devono essere deportati tutti. La nostra gente sta
aspettando solo il momento giusto e l’uomo giusto per realizzarlo».

Nessuna preoccupazione del giudizio degli altri popoli. Anzi: «Le nostre
forze armate non sono la trentesima potenza mondiale, ma la seconda o
la terza. Noi abbiamo la capacità di trascinare il mondo nell’abisso con
noi. E posso assicurarvi che ciò avverrà, prima che Israele cada».

Il suicidio collettivo e la rovina dell’umanità intera sono parte del
delirio messianico: se il sogno fallisce, «porteremo il mondo giù con
noi». Masada e Sansone sono la prospettiva di riserva del delirio di
onnipotenza. (Israeli Professor – ‘We Could Destroy All European
Capitals’)

E il mondo intero condona a questi deliranti armati ogni omicidio
mirato, ogni violazione del diritto internazionale, ogni genocidio e
pulizia etnica. Anzi, l’ultima notizia è che i 30 Paesi membri
dell’OCSE, con particolare entusiasmo gli europei, stanno facendo
entrare Israele nell’organizzazione: «I vantaggi economici sono
modesti», ha commentato Shir Hever, un economista israeliano, «ma
Israele preme fortemente per farsi ammettere, perchè ritiene che
l’ammissione conferirà legittimità internazionale alla sua occupazione»
delle terre altrui. (Is
Europe planning seal of approval for Israeli settlers?)

L’ammissione dunque inciterà il popolo-dio ancor più a distruggere,
eradicare, ammazzare, e umiliare le potenze terrestri. Solo alcuni
ebrei, da Gilad Atzmon a Norman Finkelstein, ci stanno dicendo la
verità: «Stavolta abbiamo passato il segno», dice l’ultimo saggio di
Finkelstein. Ma nessuno ascolta. ("This Time We Went Too Far")

Ma nessuno ascolta. L’America si fa umiliare dal Paese che ha armato e
mantenuto fino ad oggi, e assicura che farà per lui altre guerre; gli
europei si profondono in nuove prosternazioni, in nuove e sempre più
ridicole profferte, in nuovi mea culpa. Fino a quando?

Stiamo rischiando «la totale eradicazione» messianica. Lo accettiamo?
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